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C’est la vie

storia – Copia
c’est la vie

C’est la vie

Una storia lunga un secolo

La ciarejea (il ciliegio), Ciampdelfaure (campo del fabbro), l’Olif (l’ulivo), Longiarif (lungo il ruscello) e lì nel mezzo Mojenacia: questi erano gli appezzamenti di terreno sopra l’abitato di Sorte, piccolo borgo agricolo nel comune di Moena. All’inizio del ‘900 erano tutti campi, dove la gente coltivava patate, orzo, rape, grano saraceno e altre varietà che “reggevano” il clima rigido della montagna. Oggi sono solo prati, i terrazzamenti vengono regolarmente falciati, ma su tutti i colli e le aree più scoscese l’erba è alta almeno 30 cm.

Mojenacia prende il nome da “mojena”, dal ladino cumulo di materiale. I sassi che durante l’inverno rotolavano a valle dalle pendici del monte “Sass da Ciamp”, in primavera venivano raccolti dai contadini ed ammucchiati sulla “mojena” per mantenere i campi puliti. La campagna era fondamentale per la sussistenza del nucleo famigliare e il benessere era misurato in base alla quantità di terreni posseduti.
Nei primi anni del ‘900, Latanzio “de Penia”, bisnonno dello chef Paolo Donei, proprio qui a Mojenacia costruì un piccolo rustico per l’alpeggio estivo delle mucche. Nel 1938 ci fu il primo restauro, fu ingrandita un po’ la stalla e sopra venne ricavata una stanza, dove si poteva dormire e dove si riponeva il latte per far affiorare la panna. In seguito, venne realizzata anche una legnaia, fatta di corteccie e scarti di legname, e vicino fu edificato un capitello votivo.

Fu proprio così che ebbe inizio la storia di Malga Panna; veniva fatto tutto con grande semplicità, i tavoli e le sedie li aveva costruiti il nonno “el Jan Latanzio” (Giovanni Donei), uomo genuino e
agricoltore per passione. Nel 1951 nell’osteria di “mojenacia” furono apportate ulteriori migliorie, ma la svolta storica ed epocale fu segnata, pensata e realizzata dai genitori di Paolo, Vigilio e Aurora Donei.

Vigilio, dopo aver passato l’intera gioventù ad accudire bestiame e falciare prati, intraprese altre possibili e sognate strade. A piccoli passi la Malga Panna, da rifugio frugale che offriva ai passanti polenta, funghi e salsicce, si trasformò in ristorante e quindi ancora in ristorante di pregio, elegante e raffinato.

Beh, adesso ci siamo noi, non vogliamo parlare di quello che stiamo facendo, forse con un pensiero un po’ romantico vorremmo che a parlare di questo capitolo fossero i nostri figli e nipoti con lo stesso orgoglio e rispetto che abbiamo noi per i nostri predecessori. Nonostante il ristorante Malga Panna abbia “indossato l’abito da sera”, il cuore rimane sempre quello della malga, con la convinzione che, a volte, per fare un passo avanti , bisogna fare un passo indietro. Perché la crescita e la meta si costruiscono raccogliendo ancora i sassi lungo le strade e i prati della Vita.

Paolo Donei

 

Tratto da “Sapori e Colori”. Il libro è in vendita nelle migliori librerie della Val di Fassa o direttamente presso il ristorante.